Cambiare prospettiva si può: “la disabilità è negli occhi di chi guarda”
Gli atleti italiani alle Paralimpiadi di Tokyo 2020
Da giorni si sono chiusi i Giochi paralimpici, ma le imprese e i sorrisi raggianti di molti di quegli atleti restano vivi in noi.
Grazie agli atleti delle Paralimpiadi di Tokyo 2020: a chi ha reso l’Italia orgogliosa, facendoci portare a casa ben 69 medaglie, e non meno a tutti gli atleti che hanno partecipato con impegno e tenacia, che sono per tutti gli Italiani un’iniezione di energia e fiducia in se stessi, negli altri, nel nostro futuro.
I Giochi ci hanno mostrato come l’amore per una passione e la grinta che poniamo nel portarla avanti ci rende persone uniche, hanno dato una grande lezione a tutti noi e sicuramente nel prossimo futuro avvicineranno tanti ragazzi e ragazze – disabili e non disabili – allo sport, nella consapevolezza che la normalità è data dalle diversità, in un mondo che vogliamo sempre più attento e inclusivo.
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“La Nazione” di Arezzo tratta delle barriere architettoniche nella Provincia
L’articolo dimostra – se ce ne fosse bisogno – quanta strada c’e’ da fare ancora in tema di barriere architettoniche nel nostro territorio, nella nostra regione, e chiede di moltiplicare gli sforzi ai nostri Comuni, alle nostre Amministrazioni locali affinché diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione – quali quello alla libera circolazione – possano essere in concreto da tutti esercitati.
Il disagio dei ragazzi che raccontano le loro difficoltà salta agli occhi, ma ben più evidente è la sconfitta di quei territori in cui stenta ancora a farsi strada la cultura dell’accessibilità – termometro del grado di civiltà di un Paese – e che dovrebbe rendere le città vivibili e fruibili per tutti negli spazi urbani, nei trasporti e nei servizi e richiede innanzitutto un’attenzione e una determinazione – oggi e non domani – che non possono essere occasionali, né superficiali. “Se non ora, quando?”
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L’Italia esce a testa alta con ben 40 medaglie. Ora aspettiamo tutti i GIOCHI PARALIMPICI
Il logo delle Olimpiadi
Una continua cascata di emozioni ci hanno regalato i nostri atleti alle Olimpiadi di Tokyo 2020 che ieri hanno chiuso i Giochi, rendendo l’Italia orgogliosa e fiera.
Fra bronzi, argenti e ori, il CONI – presieduto da Giovanni Malagò – ha visto i suoi atleti con le lacrime di gioia agli occhi e tante medaglie al collo, quante mai conquistate fino ad ora dagli azzurri in un’Olimpiade.
Una bella immagine del nostro Paese che rilancia lo sport e non solo… l’entusiasmo, la speranza, la condivisione, la società.
I nostri atleti hanno incarnato i valori dello sport che devono animare anche la vita del nostro Paese: se remiamo tutti insieme le vittorie arriveranno.
E ora non è finita… dal 24 agosto al 5 settembre 2021 attendiamo tutti le Paralimpiadi per nuove sicure emozioni e brividi.
FORZA ITALIA! 🇮🇹
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I nostri spazi urbani parlano di noi, della società e dei suoi valori, pratiche, modi d’uso, progetti. Attraverso le differenti modalità con cui le Amministrazioni – che devono essere guida ed esempio promuovendo così la responsabilità collettiva – e le persone rendono i luoghi, vi si muovono, svolgono le attività quotidiane, le stesse abbattono o innalzano muri sia fisici, materiali che simbolici.
Un parcheggio sulle strisce pedonali
Tante sono ancora le barriere architettoniche presenti nelle nostre città, per le quali è necessaria una maggiore attenzione e intenzione da parte delle Istituzioni ai fini di un abbattimento da attuarsi ‘subito’, e non domani, in emergenza, con immediatezza e non certo con i tempi lunghi della burocrazia, visto che si tratta della libertà e sicurezza di tutti i cittadini.
Non è da tacere però che alle barriere architettoniche già presenti nelle città si aggiungono quotidianamente decine e decine di ostacoli fisici costruiti dai noi cittadini, che nel nostro egoismo e nella nostra arroganza consideriamo le temporanee esigenze personali tali da giustificare qualsiasi inosservanza di norme della legge e del codice della strada e soprattutto di regole di educazione, buon senso e sacrosanta attenzione all’altro. Le vie e i marciapiedi di Firenze non sono il nostro garage ma sono un bene comune, di tutti e tutti hanno il diritto di goderne e usufruirne come hanno il dovere di prendersene cura.
Il problema è innanzitutto culturale perchè alla base delle barriere fisiche ci sono quelle mentali, ben più difficili da sradicare. Dovremmo iniziare tutti a considerare lo spazio dinanzi a uno scivolo alla stregua di un posto occupato e assolutamente non fruibile, convincendoci che il nostro comportamento personale nel rispettare qualsiasi regola è essenziale e determinante per assicurare a tutti gli stessi diritti, compreso quello di libera circolazione.
Una sosta selvaggia non ostacola solo chi è più vulnerabile, ma mina la sicurezza e la libertà di tutti i pedoni. Non si tratta di una visione ingenua e buonista, ma ‘strategica’, implicata con la vita della società e relativa ai diritti e alla solidarietà civile, senza i quali non c’è né benessere, né progresso. Cittadino è chi rispetta le persone e gli spazi. Quando nelle nostre città potremmo dirci tutti cittadini?
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Tre minuti per leggere, ogni giorno per riflettere
Che cosa sono le barriere architettoniche?
Lo spazio parla di noi
Una barriera architettonica è un elemento strutturale (marciapiede stretto o senza scivolo, rampe di scale, ascensore angusto, mancanza di segnalazioni che permettono l’orientamento nei luoghi pubblici a persone non vedenti o sorde,…) che impedisce o limita la fruizione di spazi, edifici, servizi, in particolare ad anziani, bambini, persone non vedenti o diversamente abili, mamme con passeggini, lavoratori che spingono macchinari o carrelli,… ai cittadini, in una parola. A queste si aggiungono gli ostacoli fisici che quotidianamente – consapevolmente o meno – creiamo noi, parcheggiando ad esempio sulle strisce pedonali. L’Italia, pur avendo una normativa sull’abbattimento barriere architettoniche fra le più avanzate e complete nell’ambito dei paesi occidentali, deve fare ancora molta strada su questo tema e nell’applicazione delle relative leggi. Si tratta innanzitutto di un problema culturale perché in realtà alla base delle barriere fisiche ci sono quelle mentali (pregiudizi, stereotipi, convinzioni maturate dal e nell’ambiente sociale), ben più gravi e difficili da sradicare. È irrinunciabile allora un vero e proprio cambiamento di mentalità: nelle Istituzioni e fra i cittadini. Attraverso le diverse pratiche con cui le Amministrazioni – che devono essere guida ed esempio per la responsabilità collettiva – e le persone rendono i luoghi, ne fanno uso, vi si muovono, svolgono attività quotidiane, le stesse abbattono o creano confini, sia reali che materiali.
Non è importante solo rimuovere gli ostacoli fisici ma anche quelli mentali che – consciamente o inconsciamente – ci portiamo dietro.
Lo spazio urbano, come lo stesso linguaggio che usiamo, è uno dei modi in cui la società parla di sé e si rappresenta come espressione di valori, passioni, pratiche, progetti di azione.
Per questo l’invito a “mollare” gli scivoli è rivolto a tutti: cittadinanza e Istituzioni, fiorentine e non solo.
Su tali temi non è facile la concreta condivisione e l’apprendimento spesso non si traduce in comportamento.
Non si tratta di sostenere un tema un po’ ingenuo e buonista, ma una tematica che si concentra su diritti e solidarietà civile, una questione strutturale relativa alla cittadinanza tutta, senza attenzione alla quale non ci sarà né benessere, né progresso.
Una Repubblica è democratica quando all’uguaglianza di diritto si unisce quella di fatto
Art. 1 “Costituzione italiana”
Dal discorso che Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, tenne davanti agli studenti di Milano il 26 gennaio 1955:
“La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. […] La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sè … Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, li spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.
Buon lavoro a TUTTI per realizzare così ogni giorno la nostra Repubblica democratica!
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L’ardua ma imperdibile sfida di rendere lo sport per tutti accessibile
Lo sport è una risorsa imperdibile per tutti. Al carattere ludico, ricreativo si unisce l’impegno fisico e mentale che porta a misurarsi con se stessi e con gli altri e da qui la sua grande valenza comunicativa, formativa, etica.
Se guardo agli sport praticati nel tempo e al loro ruolo nella mia vita ricordo già all’asilo e alle elementari i pomeriggi a nuoto alla Rari Nantes, sotto lo stadio Franchi di Firenze dove era già un’avventura raggiungere, dopo due scalinate la vasca o fare poi la doccia, ma dove tutto era possibile grazie alla disponibilità degli operatori, oltre alla tenacia di chi mi accompagnava… forse la mia voglia di impegnarmi contro le barriere architettoniche con il mio blog e l’attività che porto avanti è nata già da quelle scalinate dello stadio. Ho praticato poi il tennis al Circolo di Calenzano (Fi), pur abitando vicino al centro città, perché qui l’entusiasmo e la competenza del prof. Erasmo Palma e del suo team me lo hanno permesso e attraverso questa pratica sportiva ho imparato anche ad usare meglio la carrozzina. Per breve tempo ho conosciuto anche la scherma all’Accademia Schermistica di viale Malta (Fi) dove ero solo a praticarla in carrozzina con la sensibilità e l’intelligenza del maestro Nugnes.
A scuola poi, fin dalle elementari ho sempre riscontrato lo sforzo di una inclusione che pur con tante difficoltà, spesso si è realizzata.
Per anni ho praticato anche lo sci in Trentino con il bi-sci grazie alla “Sport Abili” di Predazzo, una onlus che si occupa di attività sportive per persone disabili in montagna con esperti – fra i quali i militari della Scuola Alpina e i volontari – e così d’estate attraverso di loro ho conosciuto l’handbike che mi ha permesso di affrontare lunghi itinerari in montagna insieme alla mia famiglia e ai miei amici.
La mia passione sportiva però ha trovato soprattutto realizzazione sette, otto anni fa quando ho iniziato a giocare a basket in carrozzina nelle “Volpi Rosse Menarini” di Firenze, dove ho trovato un’organizzazione consolidata: un bellissimo gruppo in cui l’amicizia va oltre il campo di parquet. Qui, finalmente, grazie a un’associazione sportiva ho potuto partecipare al Campionato Italiano Giovanile FIPIC, trovando nello sport di squadra quel fattore cardine di inclusione che mai deve mancare. In questo sport la carrozzina diventa soltanto un attrezzo tecnico di gioco per tutti i partecipanti – cosiddetti normodotati e non.
Se guardo alla mia esperienza concludo che anche nella pratica sportiva per l’accessibilità (termine che dovrebbe riferirsi a tutti) c’è ancora molto da fare. E’ un problema culturale ancor prima che pratico. Oggi la risoluzione di molti problemi (strutture di impianti spesso non accessibili, carenza nei servizi, necessità di ausili, risorse, preparazione adeguata negli operatori) è affidata molto alla volontà di singoli ed associazioni, all’iniziativa privata.
Deve affermarsi un’intenzione e un’attenzione sempre più forte da parte delle pubbliche istituzioni in osservanza del dettato costituzionale. A ciò si arriverà quando finalmente si guarderà alla vulnerabilità non come un’anomalia del singolo, ma come elemento che nel corso della vita può essere comune a tutti, come un motivo di organizzazione sociale, riconoscendo così la normalità delle diversità e tenendone conto non solo a livello teorico e giuridico, ma anche nell’attuazione pratica delle norme per costruire una realtà migliore di quella che viviamo.
L’accessibilità infatti – dico sempre – non è una concessione per i più svantaggiati, ma la condizione necessaria della civiltà giuridica.
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25 Aprile: una storia di concordia che dobbiamo necessariamente ritrovare per combattere – tutti uniti – le odierne battaglie.
La libertà e i diritti non sono scontati e per sempre, ma richiedono la responsabilità e l’impegno di ognuno di noi che nel proprio piccolo, quotidianamente, deve contribuire ad affermare.
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