Quando i sacrosanti diritti sono negati
L’illuminante racconto su ‘La Nazione’ del 18 gennaio merita di certo una lettura per rendersi conto di quanto in concreto ancora ci sia da lavorare per rendere i servizi pubblici di trasporto (e non solo) delle nostre città fruibili e sicuri sempre per tutti e di come le fragilità del sistema siano al solito pagate dai più vulnerabili.
Molte sono ancora per le persone con disabilità le barriere in ambiti fondamentali della vita della società, nell’accesso a settori cruciali quali i trasporti, la mobilità nella vita cittadina, l’istruzione, il lavoro, la partecipazione politica e sociale e di queste le Amministrazioni devono avere la seria intenzione e la capacità di farsi carico, senza nascondersi (anche dietro alla più elementare difficoltà: ad esempio di vecchie o non manutenute pedane di bus o di marciapiedi senza scivolo nelle vie più frequentate) dietro l’alibi dell’impegno totalmente assorbito dalle grandi opere o i ‘grandi’ problemi: a Firenze ad esempio i lavori della tramvia, lo stadio comunale, ecc.
Cosa c’è di più prioritario per ogni cittadino del diritto di poter vivere la propria città? La si può vivere come è costretto a fare il Giovanni della storia?
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Andrea Mucci











